Categoria: Politics

Luigi Di Maio e l’Operazione San Gennaro

Riprendo l’articolo di Paolo Armelli pubblicato ieri su wired.it,  un’analisi puntuale sui “non fenomeni” della politica italiana.

Ieri la notizia politica del giorno, direte voi, è stata la nomination di altri sette candidati alle primarie del Movimento 5 Stelle per la carica di premier: accanto a questi attivisti praticamente sconosciuti (“Spero mi voti almeno mia moglie“, dice uno di loro) campeggia la figura del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, che dopo la mancata candidatura degli altri big a cinque stelle ha la strada spianata verso la vittoria. E invece no: la grande notizia politica del giorno, ieri, è stato il fatto che lo stesso Di Mario sia andato a baciare San Gennaro.

La liquefazione del sangue del santo più amato di Napoli è un evento che raccoglie ogni volta l’attenzione di migliaia e migliaia di fedeli (nonché di numerosi media in cerca di click facili). Non c’è veramente nulla per cui biasimare l’aspirante presidente del Consiglio Di Maio, dunque, per un’operazione di immagine (e, chissà, plausibilmente anche di fede personale) comune a tanti. È però quel comune a tanti che fa riflettere.

Come scrive Gramellini oggi sul Corriere “da Gava a De Magistris, passando per Bassolino, tante sono le labbra di masanielli devoti che attraverso di lui hanno cercato di ingraziarsi il cardinalone e il popolino“: insomma è ancora una volta la stessa history repeating di una politica italiana che non sa dimostrare un minimo di laicità e che si piega alla photo opportunity di un momento sacrale e popolare assieme.

Fa strano anche perché il Movimento 5 Stelle è sempre sembrato, a voler generalizzare le sue diverse e spesso contraddittorie anime, un’iniziativa politica di rottura, di svecchiamento, di affrancamento dalle routine e dalle esibizioni della solita retorica arruffapopolo, addirittura quasi di natura laica se non esoterica.

Tutte caratteristiche che paiono collidere con un allineamento cattolico. Anche se è vero che un miscuglio di vecchi valori quali patria e famiglia si stanno in qualche modo affacciando sempre di più nella comunicazione politica grillina.

L’intera operazione San Gennaro, secondo alcune indiscrezioni, è stata fra l’altro orchestrata dall’esperto di comunicazione politica Vincenzo Spadafora, già vicino prima a Rutelli, poi a Montezemolo e sempre al cardinal Sepe. Non esattamente il nuovo che avanza, ma di certo una grande esperienza nel collocare i vari personaggi al centro dell’attenzione mediatica.

Non possiamo dire che un singolo episodio come quello di San Gennaro faccia di Di Maio un’alternativa già vecchia. Anzi, in uno sprazzo di giovanilismo che ricorda i fasti dell’Erasmus, sembra che nella prima biografia a lui dedicata il giovane politico abbia dichiarato, rispondendo a un lavapiatti di Bruxelles: “Se vinceremo potrai tornare, se falliremo ti raggiungeremo“. Qual è il gioco di questi politici giovani, scattanti e rivoluzionari, dunque, che però talvolta si fanno ammaliare dalle sirene della comunicazione politica più reazionaria
Prendiamo pure il caso di Emmanuel Macron in Francia: la sua campagna elettorale a dir poco disruptive ha in un sol colpo arginato i fascisti di Le Pen, fatto arretrare i Repubblicani e mandato in tilt l’intero Partita Socialista. Tuttavia il nuovo e più giovane presidente della Repubblica Francese si è fatto prendere un po’ la mano, appena eletto, da alcuni rigurgiti di gaullismo e soprattutto da una mania per il make up (26mila euro di trucco in tre mesi) degna solo del Berlusconi dei tempi d’oro. A proposito di Berlusconi, grazie alle cure e alla dieta di Merano e alle foto pimpanti in autogrill, sembra il più giovane di tutti (ripetiamo: sembra).

Viene da chiedersi se si possa veramente portare il nuovo in politica, o non siano i meccanismi stessi della politica, della comunicazione e del consenso a fagocitare qualsiasi tentativo di giovanilismo risputandolo come immagine fatta e finita da Ancien Régime. Lo stesso purismo grillino, lodato da molti per la sua genuinità e per la sua dirompenza, a detta di molti si è appannato appena i loro rappresentanti hanno messo piede nei palazzi che contano (non era successo lo stesso al celodurismo dei leghisti, vent’anni fa?). Insomma non bastano i social e la democrazia partecipata per cambiare del tutto il racconto della politica. Scherza coi vaccinanti, ma lascia stare i santi.

Pd: sinistra neolaburista che saccheggia politiche di destra

La “vera” sinistra è davvero poco attrezzata per affrontare le problematiche fondamentali del nostro tempo – come sostenne anni fa anche Christopher Lasch – mentre le uniche formazioni oggi capaci di farlo sono: una sinistra neolaburista che saccheggia politiche di destra importandole nel proprio programma oppure i movimenti populisti che si pongono come forze post-ideologiche ma che, in loro parecchie manifestazioni, assumono posizioni tipicamente di destra.

Cacciari: Questione immigrazione è un incendio che divora ogni ragionamento

Riprendo volentieri l’intervista che Massimo Cacciari ha rilasciato a Repubblica, pubblicata ieri sulle pagine del quotidiano .   

Un ottimo intervento ,  centrato sugli errori di comunicazione della sinistra nel rappresentare il fenomeno.

Cacciari, la questione immigrazione avanza come un incendio che divora ogni ragionamento…
“E’ vero. Siamo passati da una fase di comprensibile timore di fronte all’evidente aggravarsi del problema, con un’Europa impotente e il nuovo protagonismo della destra xenofoba ad una fase – quella di adesso – in cui subiamo passivamente le palle che sparano dall’altra parte. Non c’è reazione, tentativo di controbattere e razionalizzare. Al contrario si cerca di tradurre in “moderatese” quello che certa destra urla in modo forsennato”.

Clima brutto.
“Prevalgono parole di odio e violenza. Ed è tipico delle grandi crisi di regime. Le orecchie si chiudono, l’ascolto diventa impossibile. Subentra la logica dell’amico/nemico. La crisi non è più in mano di chi governa. Non sottovaluto la situazione. Siamo in un’epoca di trasformazioni radicali che generano paure e disagi. Dico però che la cosiddetta sinistra non fa nulla per contrastare questo clima”.

Cosa dovrebbe fare?
“Deve cambiare la comunicazione, bisogna rappresentare la questione immigrati in modo razionale, evidenziare i punti deboli nella gestione, i suoi tempi lunghi, fornire dati economici, spiegare che non c’è un’invasione che toglie il pane alla gente. C’è un fenomeno epocale che va governato, con una grande progettualità, con i piani di aiuto ai Paesi di provenienza, con l’Europa che si prende le sue responsabilità. Mi è piaciuto il video di Saviano su Repubblica. Non amo sempre l’uomo ma in questo caso ha smontato efficacemente le menzogne della destra, i luoghi comuni. Non è una tragedia se Sesto San Giovanni dovrà accogliere 100 immigrati. La tragedia vera è di quei poveretti che vanno in mare e vengono ricacciati nei lager della Libia. Si è rovesciata totalmente la scala dei valori”.

Il ministro Minniti dice di aver temuto per la tenuta del sistema democratico nel momento di massima crisi migratoria.
“Ma scherziamo. Se così fosse vorrebbe dire che l’attuale sistema democratico è marcio e allora merita di finire! Non bisogna temere di perdere voti e creare un clima parossistico. Così vince la destra. Bisogna rappresentare bene la questione. La politica deve essere razionale non è fatta per dire alla gente: “hai ragione”, non deve ascoltare le domande e ripeterle. Deve dare risposte e indicare prospettive”.

Però bisogna anche rispettare il senso di inquietudine della collettività.
“Certo, per questo serve una buona comunicazione della politica. Bisogna smontare le menzogne che seminano il panico. La percezione di insicurezza non è creata solo dal problema immigrazione. Siamo un Paese con il 35 per cento di giovani disoccupati,

con milioni di individui in miseria, con il Meridione in mano alla criminalità organizzata. Se il Pil fosse schizzato al 15 per cento, le reazioni della gente ai migranti sarebbero molto diverse. Ma la realtà un’altra. E allora vince chi grida di più”.

Per Formigoni è “solo” corruzione, meglio attaccare la Raggi

Natale è appena passato,  il Natale del tormentone consumistico che deve illudere i consumatori impoveriti e quello “nero” di Berlino che ci coinvolge anche come connazionali di una delle vittime e teatro dell’epilogo. E’ scontato che in tutte le scalette e su tutte le prime pagine primeggi la nuova, e probabilmente non ultima, tragedia europea.

Meno scontato, per chi illusoriamente si ostina ancora a cercare nell’informazione il “cane da guardia della democrazia” che invece assomiglia sempre più al “peluche del potere”(definizione di Roberto D’Agostino), trovare solo dopo gli aggiornamenti ad oras sul “disastro Roma”, “l’agonia del M5S” per gli intrighi “dell’oca del Campidoglio” e l’albero di Natale “sfigato” la notizia della condanna a 6 anni di reclusione per corruzione ed altrettanti di interdizione dai pubblici uffici aRoberto Formigoni, dominus per un ventennio della Regione Lombardia.

Per i pm che hanno visto confermate le ipotesi accusatorie nei confronti di un potente, brillante navigatore di tutte “le Repubbliche”, che ambiva a sostituirsi a Berlusconi e che è planato dolcemente dal Pirellone allo scranno senatorio in quota Ncd, nonché alla presidenza della Commissione Agricoltura, Roberto Formigoni è protagonista di “una corruzione sistematica nella quale tutta la filiera di comando della regione è stata piegata a favore degli enti che facevano capo ai suoi amici” che poi gli garantivano vacanze stratosferiche, residenze di charme e campagne elettorali faraoniche.

L’amico imprenditore-faccendiere Pierangelo Daccò ha fatto il bis con altri 9 anni che si sommano alla precedente condanna per la bancarotta del San Raffaele ed il sodale di stretta osservanza ciellina Antonio Simone ex assessore regionale, tanto potente da mobilitare contro la procura tutti i crociati “garantisti” della Compagnia delle Opere, è stato condannato ad 8 anni ed 8 mesi.

La condanna prevede anche per l’ex presidente il risarcimento in solido con i coimputati alla regione Lombardia e la confisca di oltre 6 milioni di euro a fronte dei 61 milioni usciti dalle Casse della fondazione Maugeri più i 9 milioni dal San Raffaele, tutti confluiti sui conti dei presunti collettori delle tangenti. Daccò e Simone, infatti, provvedevano a raccogliere e poi a reinvestire in proprietà, lussi faraonici e lauti finanziamenti per le campagne elettorali del Celeste che da presidente della Giunta favoriva la Fondazione Maugeri ed il San Raffaele con rimborsi indebiti, a carico della collettività, di 200 milioni di euro.

A caldo la difesa di Formigoni si è mostrata rincuorata in quanto la condanna è stata “solo per corruzione” ed è caduta l’associazione delinquere ipotizzata dalla procura che aveva chiesto 9 anni anche per lui: in appello conta di dimostrare che si è trattato solo di “cortesie”. E di un eccesso di gentilezza sembra che si tratti a giudicare dall’evidenza data ad uno degli episodi più gravi di corruzione anche per un paese come il nostro da molte testate, tra cui spicca l’Unità che ha messo un mini-box con la condanna di Formigoni sotto un titolone su “La decrescita infelice di Roma senza concerto” a la notizia in alto in merito alla “gogna per Poletti junior”.

L’interessato con il noto spirito cristiano ha annunciato che porterà la croce per 18 mesi prima dell’assoluzione in appello e in un’intervista alla Stampa riguardo alle dimissioni da presidente di commissione chieste dal M5S e condivise anche da buona parte della minoranza dem ha risposto che “il M5S deve coprire le magagne della Raggi”.

Quanto al Pd che, come ha ricordato Di Battista, ha confermato Formigoni alla guida della commissione nonostante il processo in corso è molto difficile che vada oltre “un certo imbarazzo”. Sembra lontano anni luce il 2013, quando il capogruppo Zanda a seguito della richiesta del rinvio a giudizio aveva invitato il Celeste a rinunciare alla presidenza “a tutela di se stesso e delle istituzioni”.

Ora Luigi Zanda si mantiene prudentemente silenzioso sulla condanna in primo grado per corruzione di un uomo delle istituzioni; lui ed il suo partito sono troppo concentrati a mettere all’indice la potenziale destinataria di un avviso di garanzia per concorso di abuso in ufficio che osa persino sottrarsi, in una situazione economicamente disastrosa, alla consolidata pratica del panem et circenses.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/24/per-formigoni-e-solo-corruzione-meglio-attaccare-la-raggi/3277907/